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"Vuoi rimproverarmi ... perché ho ucciso Nerevar? Perché ho infranto il mio giuramento con Azura di non usare gli strumenti di Kagrenac?"
―Vivec[src]

Lord Vivec il Poeta-Guerriero, noto anche come Vehk, Vivek, e più tardi San Vivec, era uno dei tre déi-re immortali di Morrowind, accanto a Sotha Sil e Almalexia. Pilastro del Tempio del Tribunale e patrono di artisti e ladri, Vivec è l'"evoluzione trascendente" del Principe Daedrico Mephala, poiché si ritiene che Mephala fosse l'"anticipazione" di Vivec durante l'Era dell'Alba. Vivec è anche considerato l'invisibile custode della terra santa, controllando attentamente Morrowind e tenendo a bada il malvagio dio della Montagna Rossa.

Vivec si incontra durante la missione principale di The Elder Scrolls III: Morrowind, nel palazzo della sua città. Ha un ruolo rilevante anche nel pacchetto di espansione The Elder Scrolls Online: Morrowind.

Nel giocoModifica

ContestoModifica

Vivec è adorato dai Dunmer come simbolo di "padronanza" e "dualità", in funzione della sua carnagione tra Chimer e Dunmer, del suo aspetto ermafrodita e della natura sinistra nascosta dietro la sua benevolenza (a causa delle relazioni con Mephala).

Nei suoi primi anni di vita, prima di diventare una divinità, Vivec era consigliere di Indoril Nerevar insieme agli altri membri del Tribunale. Vivec era noto per essere molto presente nella vita pubblica prima della sua repentina perdita di potere, che iniziò con l'ascesa di Dagoth Ur. Per questo motivo, Vivec si guadagnò la reputazione di divinità più popolare del Tribunale. Uno dei suoi compiti principali fu quello di proteggere la gente di Vvardenfell dai pericoli della Montagna Rossa.

Vivec protesse Morrowind da diverse invasioni, con mezzi sia offensivi sia diplomatici, in particolare durante la Guerra dei Quattro Punti. Il Dio Poeta compì innumerevoli azioni a favore del popolo Dunmer; una di queste fu salvare Vivec, la città costruita in suo onore, da Baar Dau, chiamata in seguito "Ministero della Verità", una gigantesca meteora inviata dal Principe Daedrico Sheogorath per distruggere la metropoli. Vivec usò i suoi poteri per tenerla sospesa nell'aria proprio sopra la città, dove rimase fino alla Quarta Era.

Vivec scomparve verso la fine della Terza Era durante la Crisi dell'Oblivion in circostanze misteriose. Sebbene fossero state approntate contromisure magiche per sostenere Baar Dau anche in sua assenza, nel 4E 5 la meteora cadde infine sulla città, distruggendola completamente e causando un'ulteriore eruzione della Montagna Rossa.

Dopo la scomparsa di Vivec e il ripristino del culto del Pantheon precedente, Azura, Boethiah e Mephala, da parte del Nuovo Tempio, da quel momento il dio-re venne chiamato San Vivec.

StoriaModifica

GiovinezzaModifica

Vivec crebbe nella città di Mournhold, a Resdayn, l'odierna Morrowind, durante l'occupazione Nord della provincia, agli inizi della Prima Era. Vivec, il cui nome originale è sconosciuto, era un ermafrodita nato da un cacciatore di netch, e in un'epoca imprecisata rimase orfano. Da adolescente, Vivec visse per le strade, capeggiando una banda di criminali dediti ad ogni nefandezza per denaro, comprese uccisioni, furti e prostituzione. Durante i suoi primi anni, si diceva fosse analfabeta.

Vivec Young

Un giovane Vivec

Fu in questa parte della sua vita che Vivec ricevette la visita di un guardiano di carovane di nome Nerevar, che in seguito si unì alla Casata Indoril. Nerevar vide qualcosa in lui, e tra i due nacque reciproca simpatia. Vivec prese la "V" dal sigillo di Nerevar, "Vel", e "indossandola due volte" si fece chiamare "Vivec". Vedendo che Nerevar aveva grandi ambizioni, tra cui liberare Resdayn dal giogo Nord, decise di aiutarlo. Nerevar divenne Hortator e il principale generale di Indoril Almalexia, che in seguito sposerà. Prima del suo matrimonio, Nerevar divenne amico del re Dwemer, Dumac, insieme al quale, supportato dalla sottile diplomazia di Vivec, iniziò la ribellione contro i Nord. Durante la ribellione, Vivec combatté al suo fianco, ma rifiutò di unirsi alla Casata dell'amico. Si dice che Vivec abbia combattuto con una lancia costruita da lui utilizzando un tentacolo di netch, una possibile precoce incarnazione del leggendario Muatra.

Dopo la guerra, Vivec divenne un importante consigliere di Nerevar, insieme a Sotha Sil, e alla di lui moglie, Almalexia. Queste tre persone divennero gli amici più fidati di Nerevar, e verranno in futuro conosciute come il Tribunale. Dopo la ribellione del 1E 416, Nerevar forgiò un'alleanza tra Chimer e Dwemer che unificò la provincia sotto un nuovo governo, il Primo Consiglio. Vivec, Sotha Sil e Almalexia erano scettici sulla nuova alleanza con il Re dei Dwemer, convinti che la pace con i loro vecchi nemici non potesse durare. I tre consiglieri suggerirono a Nerevar di cogliere l'opportunità della momentanea pace per rivendicare Resdayn solo per sé, ma l'Hortator non era disposto a tradire il suo vecchio amico Dumac.

Guerra del Primo ConsiglioModifica

Come previsto, la pace fu di breve durata. Voryn Dagoth, leader della Casata Dagoth e fedele amico di Nerevar, scoprì che il Gran Sacerdote e Architetto Tonale Dwemer, Kagrenac, stava costruendo un automa, il Numidium, che avrebbe sfruttato il potere del Cuore di Lorkhan, recentemente rinvenuto, per tramutare in divinità tutto il popolo nanico. Il Numidium era visto come una presa in giro della fede Chimer, e rappresentava una potenziale minaccia per tutti gli abitanti di Resdayn. Vivec e il resto del Tribunale invitarono nuovamente l'Hortator a dichiarare guerra ai Dwemer, ma Nerevar era ancora riluttante. Al contrario, si recò dall'amico Dumac, chiedendogli se le affermazioni di Voryn fossero vere. Apparentemente, Dumac non conosceva i piani di Kagrenac, e negò tutto. Nerevar andò in pellegrinaggio al Monastero di Holamayan per consultarsi con Azura. Ella confermò le informazioni di Dagoth, e disse a Nerevar che il Numidium doveva essere distrutto per la sicurezza del mondo. Sentendosi ingannato, Nerevar si recò alla Montagna Rossa per affrontare Dumac. Questi si irritò notevolmente, in quanto ignaro della costruzione del Numidium. Il litigio che ne scaturì porterà alla Guerra del Primo Consiglio.

Si ritiene che la Guerra abbia avuto luogo tra il 1E 668 e il 1E 700. Durante l'ultima battaglia, avvenuta sulla Montagna Rossa, Vivec e Almalexia guidarono l'armata principale dei Chimer, distraendo le forze Dwemer e dando a Nerevar, Voryn Dagoth e Alandro Sul l'opportunità di intrufolarsi nella Camera del Cuore, il cantiere del Numidium, nelle profondità del vulcano. Nella Camera, Nerevar trovò Dumac, Kagrenac e, secondo i racconti Nord, Wulfharth e Shor. La battaglia terminò con la scomparsa dei Dwemer, dopo che Lord Kagrenac usò i suoi strumenti, Sunder, Keening e Wraithguard, sul Cuore. Secondo entrambi i resoconti, l'Hortator ne uscì gravemente ferito.

Terminata la battaglia, Nerevar per sicurezza consegnò gli strumenti di Kagrenac a Voryn Dagoth, mentre lui si riuniva in consiglio per decidere come utilizzarli. Il Tribunale e il resto dei consiglieri concordarono sul fatto che gli strumenti dovessero essere conservati nel caso di future minacce per Resdayn. Nerevar si disse d'accordo, ma a condizione che non venissero mai utilizzati per gli scopi cui li avevano destinati i Dwemer.

Dopo le rassicurazioni del consiglio, Nerevar e Vivec tornarono alla Montagna Rossa per recuperare gli strumenti. Ma Voryn Dagoth rifiutò di consegnarli, e presto ci si rese conto che li aveva segretamente usati in assenza di Nerevar, e che era stato corrotto dal loro potere. Nerevar dovette ricorrere alla forza, e durante il combattimento, Voryn, che ora si riferiva a sé stesso come Dagoth Ur, sembrò cadere ucciso. Secondo alcune fonti, Nerevar rimase di nuovo gravemente ferito, ma è possibile che si faccia ancora riferimento alle ferite della battaglia precedente. Successivamente, gli strumenti vennero consegnati a Sotha Sil perché li studiasse.

Apoteosi e Maledizione di AzuraModifica

Dopo la controversa morte di Nerevar (forse ad opera dello stesso Tribunale), Vivec, Almalexia e Sotha Sil divennero le più alte autorità del nuovo Gran Consiglio, l'istituzione creata per rimpiazzare il Primo Consiglio a seguito del suo scioglimento dopo la Guerra.

Dopo molti anni di governo, Sotha Sil portò a Vivec e Almalexia notizie sorprendenti. Aveva imparato segretamente a usare gli strumenti di Kagrenac per attingere al potere del Cuore di Lorkhan e a reindirizzarlo in un essere mortale, conferendogli poteri divini. Propose, dunque, che tutti e tre utilizzassero gli strumenti, per trasformarsi in déi viventi e portare Resdayn in una nuova era di prosperità.

Omicidio Nerevar

Il vile omicidio di Nerevar da parte del Tribunale

All'inizio, Vivec e Almalexia erano restii, poiché significava infrangere il giuramento stipulato con Nerevar, ma la visione di Sotha Sil di un nuovo mondo di pace, giustizia, onore e prosperità alla fine li convinse. I tre ritornarono alla Montagna Rossa e usarono gli strumenti sul Cuore, trasformandosi così in déi. Dopo il completamento del rituale, Azura apparve loro, infuriata per il sacrilegio che avevano compiuto contro di lei. Disse a Vivec e agli altri che Nerevar sarebbe tornato per punirli, ed assicurarsi che nessun mortale l'avrebbe mai più sfidata in questo modo. Sotha Sil rispose alla sua minaccia affermando che i "vecchi dèi" non erano più necessari, e che i Chimer avevano bisogno di nuove divinità che si prendessero cura dei loro bisogni. Offesa, Azura maledisse l'intera razza, dando loro pelle color cenere e occhi rosso fuoco. Da quel momento, i Chimer saranno conosciuti come Dunmer.

Inizi del Tempio del TribunaleModifica

I Chimer furono inizialmente allarmati dal loro nuovo aspetto. Non sapevano cosa avesse cambiato la loro carnagione dal bronzo al grigio, ma il risultato li terrorizzava. Sotha Sil li rassicurò, affermando che la loro afflizione non era una maledizione, ma piuttosto una benedizione, in quanto significava il loro inizio come una nuova, civile razza di Mer.

La maggior parte dei Dunmer accettò il Tribunale, e li adorò come un tempo adoravano Boethiah, Azura e Mephala. Il Tempio del Tribunale venne formato, insieme ad una società giusta e pacifica sotto il dominio teocratico dei tre personaggi. Vennero fondate città in onore di ogni membro dell'ALMSIVI. La città di Vivec si estendeva sulla costa meridionale di Vvardenfell, nelle Isole Ascadiane. Vvardenfell venne trasformata in una sacra prigione del Tempio sotto il diretto controllo di Vivec, con regole severe contro la colonizzazione. Almalexia, una volta moglie di Nerevar, divenne la consorte di Vivec.

Ma non tutti i Dunmer erano fedeli al Tribunale. Le tribù nomadi di Vvardenfell ritenevano che il Tribunale fosse responsabile della morte di Nerevar, e per questo li disprezzavano. Secondo Vivec, la convinzione che Nerevar fosse stato ucciso dal Tribunale era stata concepita da Alandro Sul, uno dei vecchi compagni dell'Hortator, presente anch'egli alla battaglia della Montagna Rossa. Non si è sicuri della veridicità delle accuse di Alandro Sul, ma esistono numerose prove in suo favore, alcune addirittura provenienti dallo stesso Vivec.

La Guerra dei Quattro PuntiModifica

Per migliaia di anni, il Tribunale riuscì ad assicurare una relativa pace a Morrowind. L'unico conflitto che vide coinvolto il Tribunale fu la fallita invasione degli Tsaesci di Akavir nel 1E 2703, sconfitti dal fondatore del Secondo Impero, Reman Cyrodiil. Durante la guerra, Vivec riuscì a tagliare le vie di rifornimento dell'esercito invasore affrontandole da nord nella Battaglia del Passo del Pale. Sebbene Morrowind e l'Impero Reman avessero unito le forze durante la guerra, la fragile pace non durò.

Nel giro di pochi anni dall'invasione Akaviri, il nuovo Secondo Impero divenne l'entità politica più potente di Tamriel, occupando ogni provincia del continente ad eccezione di Morrowind. Nel 1E 2840, il terzo sovrano della Dinastia Reman, Reman Cyrodiil II, le dichiarò infine guerra, con l'intento di annetterla all'Impero. Il conflitto, a causa della sua durata - ottant'anni - venne in seguito chiamata Guerra dei Quattro Punti. In quel frangente, il Tribunale, in particolare Vivec, mostrò una forza e una leadership straordinarie. Un esempio è la Battaglia di Bodrum, in cui Vivec prese completamente di sorpresa l'esercito cyrodiilico, riuscendo quasi a distruggerlo. Nonostante ogni sforzo, nessuna delle due parti riusciva a prevalere.

Durante l'ultimo anno di guerra, il 1E 2920, Almalexia ebbe una visione: la guerra sarebbe stata perduta se Vivec non avesse ottenuto l'aiuto di Sotha Sil, da ormai diciassette anni sull'isola di Artaeum a lezione dai mistici Psijic. Vivec inviò quindi Almalexia a recuperare il terzo membro del Tribunale. Arrivata sull'isola, Almalexia parlò a Sotha Sil della propria visione, e della necessità del suo ritorno a Morrowind. Sotha Sil, che aveva appena siglato un patto con i Principi Daedrici che li impegnava a non farsi evocare su Mundus da maghi dilettanti, accettò di lasciare Artaeum. Tornati a Morrowind, scoprirono che Vivec si era già arreso al Principe Juilek, dopo la schiacciante sconfitta subita nella Battaglia di Ald Marak. Tuttavia, poco dopo la resa, la tregua con l'Impero venne rotta quando un'armata Imperiale prese la fortezza di Cancello Nero. La pace venne firmata ancora una volta ad Ald Lambasi, ma dopo che il Principe Juliek venne assassinato dal Morag Tong a Black Marsh il trattato venne cancellato. Il sesto giorno di Luce del Crepuscolo, l'imperatore Reman III incontrò Vivec a Bodrum per informarlo che il trattato doveva essere nuovamente firmato, questa volta al Palazzo Imperiale. Quando l'Imperatore tornò alla Città Imperiale, fu assassinato dalla sorella della moglie, Corda, anche se si ritiene che l'assassinio sia stato in realtà orchestrato dai suoi consiglieri più fidati, gli akaviri Savirien-Chorak e Versidue-Shaie. Dopo la sua morte, Versidue-Shaie acquisì il controllo dell'Impero, e firmò con Vivec il trattato che mise finalmente fine alla Guerra dei Quattro Punti.

Invasione Akaviri e il Patto di EbonheartModifica

Dopo la morte del Potentato Akaviri Savirien-Chorak nell'anno 2E 430, a Tamriel, iniziò un periodo oscuro noto come Interregnum. La morte del Potentato fece collassare il Secondo Impero, gettando nel caos le province. Grazie alla sua indipendenza e all'accorto governo del Tribunale, Morrowind visse questo periodo in relativa tranquillità.

Online ebonheart crest

Simbolo del Patto di Ebonheart.

Tuttavia, nel 2E 572 sorse una nuova minaccia per Morrowind: Ada'Soom Dir-Kamal, leader dei demoni della neve Kamal, sbarcò a Tamriel con l'intento di conquistarla, scatenando la Seconda Invasione Akaviri. Sebbene Morrowind sia stata la provincia più colpita, i Kamal invasero anche parti di Skyrim e Black Marsh. Le tre province fecero fronte comune contro gli invasori, non riuscendo comunque a respingerli. La potenza del nemico convinse Almalexia a cercare l'aiuto del vecchio nemico del Tribunale, Ysmir Wulfharth, che ora si faceva chiamare Re Sepolto (alcuni resoconti affermano che sia stato invece Re Jorunn a chiedere il suo aiuto). I demoni della neve subirono una devastante sconfitta a Stonefalls, sotto i colpi degli eserciti di Almalexia, Wulfharth, Jorunn e degli Shellbacks argoniani. Vivec approfittò della sconfitta per dare alla gente di Morrowind la capacità di respirare sott'acqua per un solo giorno; creò quindi una grande alluvione, che sommerse temporaneamente Morrowind spazzando via gli invasori. Dopo questo evento, il Tribunale, Re Jorunn e i capi di Black marsh firmarono un trattato suggellava tra loro un'alleanza, in modo che un'emergenza di quelle proporzioni non si ripresentasse più; l'accordo divenne noto come Patto di Ebonheart.

Le Guerre di TiberModifica

Alla chiusura dell'Interregnum, il signore della guerra Cuhecain e il suo giovane generale, Hjalti Barba-Precoce, iniziarono la conquista del continente. Dopo la conquista della Città Imperiale, Cuhecain venne assassinato, e Hjalti assunse il comando di Cyrodiil, per poi essere proclamato Imperatore Tiber Septim dal Mago da Battaglia Imperiale Zurin Arctus. Quando i regni di Skyrim, Hammerfell e High Rock vennero conquistati, l'Imperatore rivolse le proprie attenzioni a Morrowind. L'antica Resdayn era ricca dell'ebano metallico di cui Tiber necessitava per ricostruire Cyrodiil, distrutta da secoli di guerre durante l'Interregum, e riportarla al suo antico splendore. Ysmir Wulfharth, suo amico e generale, gli assicurò che se fosse riuscito a sconfiggere il Tribunale sarebbe stato in grado di rubare i loro poteri, per usarli poi contro gli Altmer. Tiber accettò il consiglio di Wulfharth e dichiarò guerra a Morrowind. Vivec, conscio che la guerra avrebbe logorato entrambi i contendenti, elaborò una proposta di pace che implicava l'annessione di Morrowind all'Impero ma dotandola di vasta autonomia. Tiber firmò il trattato e la guerra finì, ma pretese la consegna del Numidium all'Impero. Alcune fonti sostengono che Vivec abbia incontrato Tiber Septim in quell'occasione; Vivec affermò addirittura di averlo ucciso, con l'intenzione di mettere alla prova le sue abilità. Almalexia, infine, in risposta all'ascesa dell'Impero commissionò la ricostruzione di Mournhold, che terminerà nella Terza Era.

Il ritorno di Dagoth UrModifica

Nel 2E 882, Dagoth Ur, creduto morto dopo lo scontro con Nerevar e il Tribunale, si risvegliò alla Montagna Rossa insieme ai suoi congiunti, tramutatisi in Vampiri di Cenere. Dagoth Ur iniziò ad elaborare un piano con molteplici fini: distruggere definitivamente il Tribunale, cacciare l'Impero da Morrowind e recuperare dai Nord di Skyrim e dagli Argoniani di Black Marsh molti dei territori che avevano strappato a Morrowind durante la sua assenza.

Dagoth Ur sapeva che, per mantenere i propri poteri, i membri del Tribunale dovevano tornare ogni anno alla Montagna Rossa per subire gli effetti del Cuore di Lorkhan, e decise di utilizzare la situazione a proprio vantaggio. Quando il Tribunale tornò alla Montagna Rossa per rinvigorire i propri poteri, Dagoth Ur e i suoi seguaci tesero loro un'imboscata. Vivec, Almalexia e Sotha Sil non erano abbastanza forti per sconfiggerlo, in quanto grazie alla connessione con il Cuore la sua potenza era aumentata esponenzialmente, e furono costretti a lasciare il vulcano senza ripristinare i propri poteri. A questo punto, Dagoth Ur poté iniziare la costruzione della sua arma definitiva: Akulakhan, il "Secondo Numidium".

Per i cinque secoli seguenti, il potere del Tribunale si indebolì progressivamente. Vivec, Almalexia e Sotha Sil lanciarono continui e disperati attacchi alla Montagna Rossa, per riconquistare l'ingresso alla Camera del Cuore e fermare la Piaga che Dagoth stava diffondendo su Vvardenfell. Tutti i tentativi furono vani, poiché Dagoth Ur era troppo potente per l'ormai esausto Tribunale, che aveva difficoltà a organizzare assalti e a mantenere contemporaneamente la Rete Fantasma. Anche se si fosse riusciti ad uccidere Dagoth Ur, il cuore di Lorkhan lo avrebbe immediatamente fatto rinascere. Insieme al Tribunale, si indeboliva il tessuto della società di Morrowind, il che portò a disastri come la Guerra Arnesiana, originata da una piccola rivolta di schiavi. L'ultimo tentativo di accedere alla Camera avvenne nel 3E 417. Almalexia e Sotha Sil vennero quasi uccisi da Dagoth Odros e Dagoth Vemyn, ma Vivec riuscì a salvarli. Nella lotta, la Sesta Casata si impossessò di due degli strumenti di Kagrenac, Keening e Sunder. Demoralizzato e indebolito, l'unica cosa che il Tribunale poteva fare per trattenere Dagoth Ur era concentrare il proprio potere nel rafforzamento della Rete Fantasma. Sacerdoti dissidenti ed eretici vennero duramente perseguitati, poiché era fondamentale avere tutta la fede del popolo per sostenere la barriera.

Il NerevarineModifica

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"Perché ho cercato di ucciderti? Perché hai minacciato la fede dei miei seguaci, e io avevo bisogno della loro fede per trattenere l'oscurità. E pensavo fossi il mio nemico - una pedina della sottile Principessa Daedrica Azura, una pedina dell'Imperatore Uriel Septim, o una semplice frode - forse un Eroe - ma non molto potente, se la mia fede è riuscita a distruggerti. Ora le circostanze sono cambiate. Io ho bisogno di te e tu hai bisogno di me."
―Vivec, rivolgendosi al Nerevarine[src]
Nell'anno 3E 427, la profezia che Azura fece al Tribunale quando si trasformarono in déi divenne realtà, e Nerevar tornò a Tamriel nelle vesti del Nerevarine. Vivec e il Tribunale erano ostili al Culto del Nerevarine, bollandolo come eretiche falsità pericolose per la fede del Tempio del Tribunale, di cui avevano disperato bisogno per proteggere Morrowind dalla minaccia di Dagoth Ur. Vivec era ostile anche a causa del fatto che il Nerevarine, secondo la profezia, avrebbe abbattuto il Tribunale e ripristinato il culto dell'antico Pantheon Dunmer. Ma Vivec si rese conto che il Nerevarine era l'ultima speranza del Tribunale per sconfiggere Dagoth Ur; decise quindi di aiutarlo, anche se ciò avrebbe significato, per il Tribunale, la perdita dei poteri. Alla fine, Vivec incontrò il Nerevarine nel suo palazzo, dove gli illustrò il piano del Tribunale per sconfiggere il nemico e gli consegnò Wraithguard, l'unico Strumento di Kagrenac ancora in suo possesso; gli assicurò, inoltre, che avrebbe smesso di perseguitare i sacerdoti dissidenti.

Dopo aver acquisito il resto degli attrezzi, il Nerevarine si recò alla Montagna Rossa per eliminare Dagoth Ur una volta per tutte. Usò gli strumenti sul Cuore di Lorkhan, rimuovendolo dal mondo e recidendo il collegamento divino di Dagoth Ur ad esso; il leader della Sesta Casata morì, e la sua creazione, l'Akulakhan, venne distrutta. Sebbene Dagoth Ur fosse stato sconfitto, anche il Tribunale venne privato dei propri divini poteri.

Caduta del Tribunale e scomparsaModifica

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"È molto triste. Presumo che lei [Almalexia] abbia ucciso Sotha Sil. Pensavo che potesse farmi del male. E presumo abbia cercato di ucciderti, Nerevarine. È tutto molto triste. Ma la morte arriva per tutti i mortali - e ora siamo tutti mortali. Col tempo, la morte verrà da me, Nerevarine - forse proprio dalle tue mani. È inutile negare il proprio destino. Tuttavia, temo di trovare molto, molto triste il fatto che debba finire in questo modo qualcosa che è iniziato in così grande gloria e con così nobili auspici."
―Vivec sulla morte dei propri compagni del Tribunale[src]
Con il cuore di Lorkhan rimosso dal mondo, i poteri del Tribunale rapidamente scemarono, ma non scomparvero del tutto. Molti Dunmer erano ancora fedeli al Tribunale, permettendo a Vivec, Sotha Sil e Almalexia di mantenere una piccola parte dei propri poteri un tempo divini. Ma Vivec sapeva che questo non avrebbe potuto durare per sempre. Dedicò il suo potere rimanente a riorganizzare il Tempio del Tribunale, appianando le divergenze tra i sacerdoti del tempio e i preti dissidenti, oltre ad impegnarsi ad aiutare le persone comuni. Preparò un grande cambiamento nel culto del tempio, dicendo ai suoi sacerdoti che i membri del Tribunale non avrebbero più dovuto essere celebrati come déi, bensì come santi ed eroi. Vivec raccomandò che la fede del Tempio tornasse alle antiche Redenzioni, con il culto di Azura, Mephala e Boethiah. Riteneva che le tradizioni del Tempio del Tribunale dovessero persistere, semplicemente senza l'ALMSIVI. Accettò tranquillamente la sua nuova condizione di mortale, poiché aveva sempre vestito con leggerezza i propri attributi divini. Comunicò ai sacerdoti che, poco dopo la riorganizzazione del Tempio, si sarebbe ritirato dal mondo.

A differenza di Vivec, Sotha Sil e Almalexia agirono in modo diverso. Dopo la sconfitta del Tribunale nel 3E 417, quando persero Keening e Sunder, Sotha Sil si alienò completamente dagli altri due membri e da chiunque altro. L'unica persona con la quale aveva presumibilmente conversato durante i dieci anni tra la sconfitta e la caduta di Dagoth Ur era il mago immortale Divayth Fyr. Vivec dubitava che Sotha Sil avrebbe notato la perdita dei suoi poteri, poiché lo credeva così affascinato dal concetto di mistero e di ignoto da aver ormai perso i contatti con il resto del mondo.

Almalexia, al contrario, risultò terribilmente turbata dalla perdita della sua condizione divina, in quanto la abbracciava molto più seriamente di Vivec e Sotha Sil. Dopo la disconnessione del Tribunale dal Cuore, Vivec smise di comunicare con lei, ma notò che mano a mano che i poteri diminuivano, il suo dolore e la sua agonia crescevano. Vivec temeva che avrebbe causato danni a sé stessa o ad altri, e poco più tardi questi timori si avverarono. La sua personalità era cambiata drasticamente: da misericordiosa e materna, Almalexia era diventata molto aggressiva e assetata di potere. Iniziò a punire severamente coloro che considerava infedeli, e in una di queste occasioni utilizzò antichi macchinari Dwemer per ricoprire Mournhold di cenere. Alla fine, impazzì completamente. Ideò un piano per diventare "l'unico vero Dio" di Morrowind uccidendo gli altri membri del Tribunale e il Nerevarine. Viaggiò fino a Clockwork City e uccise Sotha Sil, quindi usò i propri automi per attaccare la propria città, facendo ricadere la colpa sull'amico defunto. Ordinò al Nerevarine di andare a Clockwork City a uccidere Sotha Sil, apparentemente impazzito, sperando che l'eroe morisse combattendo i mortali abitanti robotici della città. Tuttavia, il Nerevarine resistette, e scoprì i resti di Sotha Sil. Almalexia, furiosa, lo attaccò di persona, rimanendo però uccisa nella lotta.

Sebbene rattristato dalla morte dei compagni, Vivec sapeva che, in quanto divenuti mortali, quel momento sarebbe arrivato; si pentì solo che fosse finita in quel modo. Continuò a guidare la gente di Morrowind fino alla sua improvvisa scomparsa durante la Crisi dell'Oblivion. Ciò che realmente gli accadde non è chiaro, anche se la sua dipartita, contemporanea a quella del Nerevarine, portò molti a credere che fosse stato "preso" da un Daedra oppure ucciso dal Nerevarine; è altresì possibile che abbia lasciato il mondo di sua iniziativa, come anticipato ai suoi sacerdoti. Dopo la distruzione della sua città da parte di Baar Dau nel 4E 5 e il seguente Anno Rosso, Morrowind cambiò proprio come aveva previsto: il Nuovo Tempio divenne la religione predominante, venne ristabilito il culto delle Redenzioni, e i membri del Tribunale iniziarono ad essere adorati come "santi" invece che come déi.

Gesta di VivecModifica

Nel corso degli anni, Vivec vegliò su Morrowind e Vvardenfell, e contribuì in vari modi a proteggere il popolo Dunmer.

Arrestare Baar DauModifica

Agli inizi della condizione divina del Tribunale, il principe Daedrico Sheogorath si infuriò, e inviò una grande meteora, chiamata Baar Dau, a distruggere la neonata città di Vivec. Altre versioni indicano però Baar Dau come un mostro generato da Vivec che agiva per volontà propria. Alla vista della meteora, il Poeta Guerriero si limitò ad alzare la mano, bloccandola sopra la città. Decise di tenerla posizionata lì per dimostrare che bisognava avere fede nel Tribunale, giacché era solo la fede che impediva a Baar Dau di precipitare.

Cinque anni dopo la scomparsa di Vivec, il dispositivo detto Ingenium, costruito per tenere sospesa Baar Dau durante l'assenza del dio, venne distrutto, causando la caduta della meteora e l'annientando della città. Le vibrazioni prodotte dalla meteora quando colpì il terreno causarono la seconda eruzione della Montagna Rossa e il relativo inizio dell'Anno Rosso.

Sconfitta dell'Uomo RubicondoModifica

All'interno della Grotta di Koal, vicino a Gnisis, Vivec combatté un'incarnazione di Molag Bal, noto come l'Uomo Rubicondo. Nella lotta, Vivec ebbe la meglio, e risparmiò la vita al nemico ottenendo che ai Dunmer venisse concesso di usare le pelli degli adoratori dell'Uomo Rubicondo, i Dreugh, per fabbricare armature. Si dice che la potenza sprigionata durante la battaglia abbia portato alla creazione del West Gash

Nonostante gli fosse stata risparmiata la vita, l'Uomo Rubicondo attaccò nuovamente fuori dalla città di Tear, dopo essere stato evocato da un seguace della Casa dei Problemi. Vivec lo affrontò nuovamente, e anche da questo scontro l'Uomo Rubicondo uscì sconfitto.

Combattere Mehrunes DagonModifica

Nella città di Maar Gan, Vivec si scontrò con Mehrunes Dagon, dopo il tentativo del Principi Daedrici di attaccare gli abitanti. Dagon tentò di lanciare un enorme scoglio sulla città, ma Vivec lo schernì, in modo da far scagliare la roccia contro di sé. Nel luogo dove questa pietra cadde, i cittadini di Maar Gan costruirono un santuario per il culto del Tribunale. La leggenda afferma che, durante questa lotta, Vivec diede la propria spada d'argento a Mehrunes Dagon, poiché pensava che sarebbe stato disonorevole combattere un nemico disarmato.

MitologiaModifica

RetroscenaModifica

La mitologia di Vivec, registrata nel suo Libro delle Ore, è nota come 36 Lezioni di Vivec. Viene considerato un resoconto scritto proprio dal dio, dove parla di quando il suo sé mortale, Vehk, rubò il potere del Cuore di Lorkhan durante la pausa del Momento Rosso e divenne un dio. Questa storia permise a Vivec di legittimare la divinità del Tribunale, facendo credere che la loro presenza nel pantheon Chimer/Dunmer fosse sempre esistita, e che i Tre Buoni Daedra fossero semplicemente le loro anticipazioni, venute per preparare il terreno al Tribunale in vista del giorno in cui sarebbero diventati déi. La storia scritta nel Libro delle Ore segna l'inizio della seconda vita di Vivec nella forma di dio, che era sempre stata presente all'interno dell'Aurbis. Questa seconda vita e sequenza temporale che Vivec creò per sé, insieme a alle altre diverse linee temporali generate dal Momento rosso, converge nella cronologia originale, al termine della Frattura del Drago.

Le Trentasei LezioniModifica

Le lezioni di Vivec iniziano con la generazione della sua forma di dio; Almalexia scelse la moglie di un cacciatore di netch come madre sostitutiva per il parto di Vivec, e la gettò in mare, dove i Dreugh la modificarono e Sotha Sil la impregnò con l'immagine dell'uovo di Vivec. Ella venne poi visitata da sette Daedra, ognuno dei quali insegnò alla forma dell'uovo i movimenti e gli stili di combattimento di Vivec. Il loro comandante, Fa-Nuit-Hen, disse alla donna di andare nelle terre della Casata Indoril per incontrare il futuro Hortator. Fu visitata da più spiriti, e ciascuno insegnava le nuove forme di Vivec all'uovo; il sesto spirito era Mephala, che le bruciò gli occhi, ma i cui segreti vennero carpiti da Vivec. Cieca, la moglie del "uomo dei netch" capitò in una fortezza Dwemer. Vedendo il potere nell'uovo di Vivec, i nani lo rimossero dalla donna, uccidendola, e lo posero in un simulacro della stessa. Per rappresaglia, Vivec canalizzò la sua essenza in amore, emozione che i Dwemer non potevano capire o temere. Incapaci di affrontare quell'idea, i Dwemer rimossero il simulacro.

Vivec Morrowind

Lord Vivec in Morrowind

Il simulacro della donna riprese a camminare verso le terre di Indoril. Come in precedenza, venne visitata da vari spiriti, con cui Vivec discusse di concetti diversi; un Ehlnofey gli insegnò come diventare un Re Dominatore. Dopo lunghi giorni, il simulacro cadde sulla strada, per essere rinvenuta ottanta giorni dopo da una carovana di mercanti. La guardia del padrone, Nerevar, consigliò al suo signore di portare il simulacro al cospetto di Almalexia, ma il mercante decise che vendendolo avrebbe ottenuto un profitto maggiore. Nerevar si offrì di acquistarlo lui stesso, ma il mercante rifiutò. Vivec, quindi, parlò a Nerevar: "Puoi sentire le parole, quindi scappa, Vieni Hortator, spiegami in un chiaro incognito, Stai tranquillo finché non hai dormito ieri, e non pronunciare elegie per la pietra che si scioglie". A queste parole, Nerevar uccise il mercante e si impossessò della carovana. Prese il simulacro per portarlo ad Almalexia, con l'intenzione di farne un'arma contro i Nord.

Raggiunta Mournhold, Nerevar donò il simulacro ad Almalexia, e questa rispose, "Seht, che è Azura, ha rivelato che la guerra sta arrivando, e che l'Hortator che ci libererà giungerà con una soluzione che cammina al suo fianco". Vivec si schiuse dal suo uovo e si fuse con il simulacro di sua madre, diventando un ermafrodita. Con la sua nascita, i Chimer, con Nerevar come Hortator, si ribellarono ai Nord. Dopo la sconfitta dei Nord, Chimer e Dwemer furono uniti sotto Nerevar e l'ALMSIVI. In quel momento, Vivec diede la sua prima lezione a Nerevar per diventare un Re Dominatore. Vagò, poi, fuori dalla capitale, ed entrò in una regione desolata, dove gli apparve Molag Bal, il quale lo intrappolò in una rete di fuoco con l'intenzione di possederlo. Alla richiesta di Vivec, Molag Bal gli rivelò il simbolo segreto della regalità, CHIM, che Vivec avrebbe a sua volta rivelato a Nerevar nella lezione seguente. Soddisfatto del dono del Daedra, Vivec si lasciò possedere, donandogli la propria testa; diedero alla luce migliaia di bambini, e la testa di Vivec rimase con Molag per ottanta giorni, finché non si riunì al proprio corpo. Entrambi rivelarono il proprio amore reciproco, che era "a forma di lancia"; Vivec staccò un segreto dalla lancia di Molag, e lo utilizzò per fare della sua lancia un'arma terribile, Muatra. Con quest'arma, piangendo, uccise tutti i propri figli.

Dopo il suo breve matrimonio, Vivec insegnò a Nerevar la terza e ultima lezione per diventare un Re Dominatore. Lo avvertì del nemico che solo Nerevar poteva sconfiggere, lo Sharmat, Dagoth Ur. Meditando su questa lezione, Nerevar vide Vivec rasarsi la testa "per fare spazio al fuoco": il fuoco è il modo di vedere con chiarezza. Nerevar ammise di avere problemi a capire le lezioni. Vivec rispose dicendogli di "raggiungere il paradiso con la violenza". Interpretando ciò in senso letterale, Nerevar prese un'ascia e si recò su Masser, dove fu accolto da un Parlamento dei Crateri. Il Parlamento riconobbe l'importante posizione di Nerevar nell'universo, ma negò la sua autorità su di loro. Nerevar li attaccò, uccidendo molti di essi. Nerevar avrebbe continuato il suo tentativo di raggiungere il paradiso con la violenza, ma alla fine fu respinto da Magnus su Nirn. Vivec lo ritroverà in un campo di larve vicino alle paludi del Deshaan. Attraversarono insieme l'Oceano Padomaico fino ad Akavir, dove Nerevar imparò nuovi stili di combattimento, spingendosi fino ai confini del mondo, dove trovarono la fila inferiore dei denti del mondo. Si recarono ad Atmora, dove trovarono "re barbuti e congelati", e poi nell'ovest, a Yokuda, dove Vivec creò un'altra razza di mostri che distrusse il continente. Infine, Vivec portò Nerevar alla Montagna Rossa, dove gli disse che Dagoth Ur era in attesa, e gli insegnò la natura del Disco Magico.

Credendo di aver insegnato all'Hortator abbastanza da essere pronto per la guerra con i Dwemer, Vivec iniziò a scrivere il suo Libro delle Ore, conscio che stesse per verificarsi una Frattura del Drago. Disse ad Almalexia che doveva sconfiggere nove mostri sfuggiti al suo Muatra, promettendole che sarebbe tornato in tempo per uccidere Kagrenac. Almalexia gli rispose dicendo che da quando aveva deciso di scrivere il Libro delle Ore aveva già ucciso uno dei mostri, il suo sé mortale. Vivec cominciò a chiedersi se ciò fosse vero, e si domandò se la propria divinità fosse il risultato degli ideali della gente o dei suoi desideri mortali. Riflettendo, Vivec sapeva perché necessitava di scrivere il Libro delle Ore. Entrò quindi in uno "spazio non-spazio" e da lì lanciò il suo attacco ai mostri rimasti. Qui, Vivec ricevette una visione del prossimo Re bicefalo, il futuro imperatore Tiber Septim. Costruì una Casa Provvisoria all'interno di quello spazio, nel tentativo di raggiungere uno stato oltre il CHIM. Qui venne accolto da una canzone.

Temendo la propria risposta a questa canzone, Vivec uscì dalla Casa Provvisoria, andando poi a combattere il primo mostro sfuggito a Muatra, chiamato Asse della Luna. Questi era immune alle lance, poiché il suo corpo era formato solo da linee rette costantemente in movimento. Vivec lo colpì dunque con una spada ricurva, e legò il suo corpo mantenendolo in una posizione fissa. Infine lo pugnalò con Muatra, uccidendolo. Alcuni filosofi Chimer studiarono le linee di Asse della Luna, e Vivec stabilì che sarebbero diventate Raggi della Ruota. Dopodiché, tornò alla Casa Provvisoria per trovare il secondo mostro, la Spada di Legno del Tesoro. Nella tomba ove era nascosta, un Bonewalker gli disse che non poteva recuperarla, per ordine di Mephala. In risposta, Vivec cercò il Morag Tong, al quale mostrò un vasto movimento di sesso e omicidio in tutti i loro nascondigli. A questo punto, il leader degli assassini gli consegnò la Spada.

Vivec Ruddy Man

Vivec lotta con l'Uomo Rosso

Recuperata la Spada, Vivec tornò alla casa per trovare il terzo mostro, Montagna dell'Orda, una pila conica di guerrieri il cui apice raggiungeva le nuvole. Tre case inferiori di Chimer intrappolarono la bestia, e in apprezzamento di questa azione, Vivec proclamò i membri di queste case Armigeri Solerti. Trafisse dunque la Montagna con Muatra, e gettò i suoi resti a nord-est, dove formarono la città di Vivec. Andò poi alla ricerca del quarto mostro, la Cabala Tascabile, nascosta tra gli incantesimi dei più grandi maghi Telvanni. Si travestì da viaggiatore, e dopo un anno o due di apprendimento delle parole della Cabala, Muatra si rivelò, facendo sì che la Cabala si nascondesse in un gruppo di schiavi, facendoli scoppiare in un balbettio di conoscenza arcana proibita. Un grosso insetto apparve a Vivec, trasportando il più grande Mago Telvanni, ostile; Vivec lo accoltellò con Muatra. Per fermare la Cabala, Vivec creò un demone a cupola e intrappolò gli schiavi al suo interno. Lasciando Sotha Sil ad occuparsi dell'enigma della Cabala Tascabile, Vivec cercò il quinto mostro, l'Uomo Rubicondo. Questi, un'antica forma che Molag Bal aveva preso quando i Dreugh governavano il mondo, rinacque quando il Daedra si accoppiò con Vivec. L'Uomo Rubicondo prese la forma di un'armatura, e chiunque lo indossasse diventava un assassino. Dopo aver corrotto un bambino di Gnisis, venne scoperto da Vivec. Il successivo scontro generò il West Gash. Sconfitto il mostro, Vivec offrì l'armatura ai Dreugh, che promisero di tenerla lontano dal mondo in superficie. Dieci anni dopo, però, Vivec vide un uomo indossare l'Uomo Rubicondo, e capì che i Dreugh avevano mentito. Lo uccise di nuovo, e lo affidò ai fedeli della Stanza dei Numeri.

Cercando il sesto mostro, per la frustrazione, Vivec uccise un mistico. Quando Nerevar gli chiese perché, Vivec gli rispose "Nessuno sa cosa sono". Il sesto mostro, chiamato Ha-Note, si annidava nel Luogo Adiacente, dove una razza di mostri noti come Arraffoni creò la propria prima città a immagine di Vivec. Ciò trasformò Ha-Note in una bestia conosciuta come Faccia di Città, che tentò di sostituirsi alla città di Vivec, credendo che l'assunzione della cultura di Vivec fosse una soluzione migliore rispetto alla sua correzione. Vivec corresse la cultura degli Arraffoni di Faccia di Città, e lo uccise con il Coltello di Ethos.

Mentre i Dwemer erano quasi pronti ad affrontare i Chimer e Nerevar sposava Almalexia, Vivec iniziò a stancarsi di uccidere i suoi figli. Il rimuginare del dio mutò in grigio scuro la pelle dei Chimer. Nerevar, preoccupato, trovò Vivec in un tempio, intento a scrivere il Libro delle Ore. Vivec scrisse di come gli Et'Ada fossero tutti bugiardi, e di come con loro non si potesse raggiungere un equilibrio. Cancellò, poi, questo passaggio, scrivendo invece sulla natura della verità. Dopodiché, tornò alla Casa Provvisoria per il settimo mostro, Roccia della Menzogna, volando in cielo e incontrando lo Spirito del Vuoto. Questi disse a Roccia della Menzogna che, se fosse rimasto con lui per cento anni, gli avrebbe insegnato segreti che lo avrebbero reso più grande di ogni altro dio. Tuttavia, Vivec trovò Roccia della Menzogna, rivelandogli che le offerte dello Spirito del Vuoto sono solo per i Re Dominatori, e poi inviò Nerevar a ucciderlo. Ma invece di Roccia della Menzogna, Nerevar trovò lo Spirito del Vuoto, che gli disse che entrambi si trovavano nel luogo sbagliato. Il mostro attaccò la città di Vivec, cadendo come una meteora, ma Vivec lo bloccò in aria sollevando la mano e inchiodandolo con Muatra. Quando Nerevar tornò da Vivec gli domandò se intendesse rimuoverlo. Vivec rispose affermando che l'avrebbe mantenuto dov'era, così che se l'amore dei cittadini per lui fosse sparito sarebbero rimasti schiacciati. Sconfitto il settimo mostro, tornò alla Casa Provvisoria per trovare l'ottavo, il più forte, portando con sé Nerevar. Quando arrivò, Nerevar ebbe la stessa visione che Vivec ebbe la prima volta che entrò nello spazio non-spazio: quella del prossimo Re Dominatore, Tiber Septim. Insieme, trovarono il mostro, chiamato GULGA MOR JIL. Invece di combattere, il mostro gli chiese perché dovesse morire. Vivec gli disse che era per la sua natura, e lo consolò con una preghiera di misericordia. Il mostro accettò la morte, e le sue ossa divennero le fondamenta di Narsis.

Sconfitti i mostri, cominciò la guerra con i Dwemer, che erano supportati dai Nord di Ysmir. Nerevar guidò i Chimer, uccidendo Dumac, il Re dei Dwemer, alla Montagna Rossa, e per primo trovò il Cuore di Lorkhan. Gli automi nanici attaccarono Mournhold, venendo sconfitti da Almalexia e dai Dreugh di Clockwork City. Nerevar andò alla ricerca di Dagoth Ur all'interno del vulcano, ma la montagna esplose. Kagrenac rivelò allora il Numidium, l'anima dei Dwemer costruita a immagine di Vivec, e distrusse le terre centrali di Veloth creando il Mare Interno. Per sconfiggere la stella, il Tribunale le tolse fuoco, mistero e piedi, sconfiggendola ed eliminandola dal mondo.

PersonalitàModifica

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"Vivec è un poeta. Non fidarti delle parole di un poeta, dato che è nato per sedurre. Eppure, poiché la poesia deve spezzare il cuore, deve suonare con i rintocchi della verità."
Sotha Sil
Riferendosi alla sua vita mortale, Vivec si descrive come molto impaziente, amante delle conversazioni veloci che vanno dritte al punto. Da adolescente era disposto a uccidere, rubare e prostituirsi, ma con l'età la sua personalità cambiò. Durante i suoi anni nel Primo Consiglio veniva considerato il più valoroso e il più sottile furfante, qualità che rimase con lui anche durante la sua divinità. Era insieme coraggioso, onorevole, astuto e subdolo. Considerato dal popolo di Morrowind come benevolo e protettivo, era il più popolare del Tribunale, grazie alle frequenti apparizioni pubbliche e alla sua salvaguardia dei Dunmer attraverso vie diplomatiche e militari. La storia della Maschera di Cenere di Vivec narra che quando un contadino era malato e non poteva pagare la tassa per una cura, Vivec lo guarì, lasciando la maschera come un simbolo, mostrando generosità e gentilezza. Quando si adora Vivec, le persone riconoscono il suo valore, audacia, giustizia, cortesia, orgoglio, generosità e umiltà, le sue Sette Grazie. Mostra forte apprezzamento per le arti, soprattutto la poesia. Descritto "bello e sanguinario" a causa della sua duplice natura, definita per conferirgli una personalità bipolare. Le essenze protettive e artistiche di Vivec gli hanno conferito l'appellativo di "Poeta-Guerriero". Si ritiene che sia diventato l'amante di Almalexia qualche tempo dopo la morte di Nerevar.

Il Tempio del Tribunale insegna che la dualità di Vivec deriva dalla sua rappresentazione dell'Era dell'Alba come il Principe Daedrico Mephala. E' stato insegnato che Vivec e gli altri membri del Tribunale siano diventati déi grazie alla guida delle rispettive anticipazioni, ma questo è notoriamente falso: fu il furto del potere del Cuore di Lorkhan a renderli divinità. La relazione di Vivec con Mephala gli conferì un segreto contegno oscuro, nascosto al popolo; questa è la sua affiliazione ai concetti di sesso e omicidio, prerogative di Mephala. Vivec descrive persino il suo amore come "a forma di lancia", il che riflette la sua natura violenta e amorevole.

Vivec mostra il suo lato oscuro durante il proprio processo, in cui ammette di aver ingannato e rischiato la vita di importanti studiosi per vendicarsi di Azura, e sembra aver pianificato la morte del Khajiit presente all'udienza. Alla fine del processo, Vivec dichiarò che ogni dono che avesse fatto era per proprio piacere, e ammise di aver ucciso Nerevar e di aver deliberatamente rubato il potere divino. Non si è certi della veridicità di alcune azioni di Vivec raccontate nelle sue 36 Lezioni, in particolare l'omicidio di un mistico innocente e l'aver mantenuto Baar Dau sopra la sua città come monito per i cittadini. Mentre stava cercando disperatamente di fermare Dagoth Ur, dichiarò che non lo faceva per il popolo, ma perché non voleva sperimentare la vergogna di venire sconfitto. Durante la crisi di Dagoth Ur, inoltre, il Tribunale si macchiò di atroci crimini, come la persecuzione dei sacerdoti dissidenti.

Vivec prendeva la propria divinità con leggerezza, senza darle importanza. Tornato mortale, sembrò felice della nuova situazione.

ApparizioniModifica

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